Test di Fagerström
Perchè smettere di fumare
Fumo e gentil sesso
I danni del fumo
 
 
 
 
 
 
 
   
 
Disassuefazione fumo > I danni del fumo
 
 
Breve sintesi dei danni del fumo di sigaretta sugli apparati del corpo umano
-

Il Fumo di sigaretta rappresenta una delle più importanti cause evitabili di morte per malattia ostruttiva cronica, carcinoma polmonare e malattie cardiovascolari, oltre ad essere responsabile di numerose complicanze a carico dell’apparato gastroenterico, riproduttivo maschile (impotenza) e femminile (infertilità), e della gestante durante la gravidanza.
Il fumo di tabacco è composto da più di 4.000 sostanze, la maggior parte delle quali risulta essere estremamente dannosa per l’organismo umano. Tra queste il catrame, ovvero il residuo secco scuro e colloso della combustione del tabacco, costituito da idrocarburi aromatici policiclici e amine aromatiche quali il Benzopirene e le Nitrosamine, rappresenta la causa principale del cancro al polmone. Altre sostanze come l’Acroleina, i Fenoli e l’Acido Cianidrico sono invece responsabili delle malattie polmonari croniche. La Nicotina, vera responsabile della dipendenza farmacologica del fumo di sigaretta, è una potente sostanza tachicardizzante e vasocostrittrice, causa di ipertensione arteriosa e di degenerazione aterosclerotica dei vasi sanguigni. E’ stato ampiamente dimostrato che il cosiddetto “fumo passivo” è altrettanto dannoso per le persone che sono costrette ad inalarlo; i bambini esposti ad esso, ad esempio, manifestano un incremento delle infezioni a carico dell’apparato respiratorio e in certi casi predisponenti un’aumentata prevalenza di asma bronchiale; gli adulti asmatici, invece, vanno incontro a un aumentato numero di riacutizzazioni, dell’uso di farmaci e di ricoveri ospedalieri.  
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), circa un terzo della popolazione mondiale è dedita al tabagismo, responsabile di due milioni di morti l’anno. In Italia, il fumo causa circa 100.000 decessi ogni anno cioè 1/6 di tutte le morti del nostro Paese. Esiste una stretta correlazione dose dipendente tra l’esposizione al fumo di tabacco e l’aumento di mortalità, in funzione dell’età alla quale si è incominciato a fumare, dell’inalazione, consumo di sigarette, e del numero di anni di fumo. Negli ultimi decenni si è dimostrato che alla sospensione del fumo si accompagna un’evidente riduzione dell’incremento di mortalità. Tali osservazioni insieme a numerosi studi clinici e sperimentali indicano che il fumo è responsabile dell’aumento della mortalità per abitudini voluttuarie.

 

 

Effetti del fumo di sigaretta sull’apparato respiratorio 

 Il fumo di sigaretta riduce le difese meccaniche e biologiche dell’apparato respiratorio, esponendo così i fumatori ad una maggiore frequenza di infezioni respiratorie. Esso è inoltre in grado di alterare sia la struttura sia la funzione polmonare. Il fumo provoca infatti un’ipertrofia cioè un aumento di volume delle ghiandole mucose bronchiali, una progressiva distruzione dell’apparato muco-ciliare deputato a rimuovere gli eventuali agenti estranei e residui cellulari che sono alla base di infezioni respiratorie. Questa condizione provoca dal punto di vista sintomatologico frequente tosse produttiva con emissione di espettorato mucoso o muco-purulento (bronchite cronica). Tali alterazioni clinico-funzionali determinano in breve tempo una riduzione della pervietà delle vie aeree e quindi della quantità di aria che penetra nel nostro sistema respiratorio. Il declino di tale funzione respiratoria dipende dalla quantità di sigarette fumate per cui maggiori sono le sigarette che si fumano, più evidente è il rischio di andare incontro alla bronchite cronica. La riduzione della funzione respiratoria causa nel tempo una lenta distruzione degli spazi aerei distali ai bronchioli terminali respiratori (enfisema). Tale malattia determina una progressiva difficoltà respiratoria (dispnea) che il paziente negli stadi iniziali può trascurare, ma che, se non si smette di fumare, può diventare estremamente invalidante fino all’instaurarsi dell’insufficienza respiratoria cronica, che necessita di ossigeno-terapia domiciliare. Fumare dunque provoca un invecchiamento precoce dell’apparato respiratorio, mentre smettere garantisce una graduale regressione dei sintomi respiratori e soprattutto, il recupero della funzione polmonare. Solo dopo un mese infatti si attenua la tosse produttiva, la difficoltà respiratoria, il respiro sibilante fino a scomparire del tutto dopo sei anni, il che risulta evidente con un miglioramento della funzione polmonare come dimostrato dai valori della spirometria (esame semplice e non invasivo per valutare la funzione respiratoria). Dopo dieci anni inoltre il rischio di insorgenza di neoplasie a carico delle vie aeree si riduce della metà.

 Effetti del fumo di sigaretta sull’apparato cardiovascolare

Il fumo di sigaretta è responsabile dell’insorgenza precoce a carico dell’apparato cardiovascolare della cardiopatia ischemica (CI), di cui rappresenta insieme all’ipertensione e alla dislipidemia, un importante fattore di rischio modificabile dall’individuo. Esiste una stretta correlazione dose-dipendente tra il fumo di sigaretta e l’insorgenza della CI. Nei maschi fumatori il rischio di CI è maggiore del 60-70% rispetto ai non fumatori. La prima manifestazione della cardiopatia ischemica in alcuni soggetti predisposti può essere la morte improvvisa, e la probabilità che questa si verifichi nei soggetti fumatori più giovani risulta da 2 a 4 volte più elevata rispetto ai non fumatori. Nelle donne fumatrici, in particolare nelle donne al di sopra dei 35 anni di età, l’uso contemporaneo di contraccettivi orali, fa aumentare circa dieci volte il rischio di CI. Dopo un infarto miocardico acuto, inoltre, chi continua a fumare, ha una probabilità di morte per cardiopatia ischemica maggiore rispetto a chi cessa definitivamente. I fumatori che si sottopongono a un intervento di by pass aorto-coronarico, hanno una mortalità perioperatoria superiore rispetto ai non fumatori. Il fumo di sigaretta riduce il flusso coronarico, favorendo sia l’aterosclerosi coronarica che il verificarsi di eventi coronarici acuti di tipo ischemico, trombotico e aritmico.
Sia negli uomini che nelle donne il fumo aumenta il rischio di eventi cerebrovascolari (ictus cerebrale, attacco ischemica transitorio, emorragia subaracnoidea, etc.). Il fumo di sigaretta aggrava l’ischemia periferica a carico degli arti inferiori e puo’ interferire negativamente sulla buona riuscita di un intervento chirurgico di bypass periferico. La percentuale di mortalità per aneurisma dell’aorta di origine aterosclerotica è maggiore nei maschi fumatori rispetto a quelli non fumatori. Il fumo di sigaretta per l’attività vasocostrittrice della Nicotina, rappresenta un importante fattore di rischio responsabile dell’insorgenza di ipertensione arteriosa.

 

Home                 Cinque Per Mille